Giochi Proibiti
Mi consideravo brutta e goffa, a differenza di mia sorella Elisa che splendeva come uno splendido cigno sopra a tutti. Lei era bionda e io ero scura di capelli, lei li aveva lunghi e morbidi e io li avevo corti e crespi, lei aveva gli occhi azzurri e i miei erano di un colore grigio-verde senza senso e poi lei aveva due seni rotondi e grandi e un vitino di vespa e io invece… I miei seni erano appena un rigonfiamento della maglietta, per quanto cercassi di portarle attillate e sembravano non voler crescere mai. Elisa faceva la commessa in una profumeria, io andavo ancora a scuola per prendere la benedetta laurea e mamma lavorava in una fabbrica di scatolame, papà era morto che eravamo ancora piccole; per arrotondare le entrate, durante l’estate affittavamo due stanze e l’uso della cucina, dato che abitavamo in un piccolo paese del sud vicino al mare. Ospite fissa ad ogni estate era zia Margherita, la sorella della mamma, che abitava al nord ma durante l’estate tornava a respirare l’aria della sua terra; in genere veniva da sola ma ogni tanto si portava dietro uno dei figli, ne aveva tre e, a mio parere, tutti piuttosto antipatici.
Quell’anno, come ogni anno, zia Margherita arrivò ai primi di giugno, prese possesso della camera e ci informò che entro pochi giorni sarebbe arrivato Daniele, il suo figliolo minore e che si sarebbe fermato almeno quindici giorni, se non di più. Accolsi la notizia con indifferenza, ricordavo appena Daniele, doveva avere un paio d’anni più di me e un’aria di condiscendenza per la cuginetta imbranata che viveva in un paesino e non nella grande metropoli come lui.
Rimasi perciò veramente sorpresa quando Daniele si presentò a casa nostra, bello come il sole e affascinante come pochi ragazzi del circondario!
Aveva i capelli neri e gli occhi chiari come la madre, un fisico da atleta e un sorriso da divo del cinema. Mi guardò a lungo e poi rise, come se il vedermi fosse una barzelletta.
- E tu saresti Rita? Certo che sei cambiata di un bel po’! Non ti avrei riconosciuta.
Non sapevo se prenderlo come un complimento o no, ma finsi di non aver sentito e lo accompagnai nella sua stanza che era di fianco alla mia.
- Spero che la stanza ti vada bene.
Lui alzò le spalle, buttando a terra uno zaino.
- La userò poco, credimi! Voglio andare al mare di giorno e divertirmi di notte! Che si fa da queste parti, alla sera?
Se fossi stata sincera gli avrei detto che non ne avevo la più pallida idea, il coprifuoco a casa mia era alle undici e solo in casi eccezionali tipo Capodanno o compleanni di amiche potevo restare fuori fino a mezzanotte, ma naturalmente non glielo dissi e finsi noia.
- Oh, il solito bar, gelato, discoteca…
Lui ammiccò, divertito.
- Ti piace ballare?
Non ero mai entrata in una discoteca ma anche quello non glielo potevo dire, così risposi in fretta.
- Dipende.
- Dalla musica o dal ragazzo?
- Dalla musica, è ovvio!
Scoppiò a ridere e indicò ancora la finestra.
- Il mare è per di là?
- Cento metri fuori di casa.
- Allora vado a farmi un bagno. Vieni con me?
Avrei voluto, ma il pensiero di mettermi in costume davanti a lui mi faceva tremare, sarei stata goffa, impacciata e così dissi di no. Daniele si tolse la maglietta e cominciò a slacciarsi i jeans e io scappai via, sapevo che ero diventata rossa come un peperone e non volevo che mi vedesse, che mi prendesse in giro.
Quando quella sera rientrò Elisa, vidi subito che Daniele la fissava con quel genere di sguardo che tutti i maschi avevano per lei, un misto di desiderio e adorazione, come se fosse una reliquia da venerare e nello stesso tempo una preda da conquistare. Lei si comportò come al solito, scherzò con zia Margherita, parlò con noi, lanciò sfrecciatine al cugino che, secondo lei, era ancora un bamboccio e poi se ne andò a dormire, mentre io aiutavo la mamma a sparecchiare. Quando andai a letto Daniele era già sparito alla conquista del paese e così mi buttai a dormire, cercando di non pensare a quel cugino scomodo che era arrivato a sconvolgere le mie notti.
Perché io, di notte, sognavo: ero riuscita a scoprire dove Elisa teneva i romanzi rosa che comprava di nascosto a mamma e, appena lei usciva, me li andavo a prendere e leggevo alla luce di una piccola torcia elettrica sotto alle coperte. Avevo così scoperto un mondo nuovo, fatto di passioni travolgenti, di baci ardenti su labbra vogliose e dischiuse e lingue che si intrecciavano e mi beavo in quelle letture, il mio corpo intero che vibrava alle parole scritte, alle descrizioni audaci. Avevo scoperto che i capezzoli si indurivano al tocco di una mano maschile, che i seni si inturgidivano e poi che le carezze potevano scendere fino a raggiungere la parte più intima, toccando la piccola perla della femminilità e provocando brividi e pulsioni, tutte splendide cose che non conoscevo. Le descrizioni erano chiare, anche se non proprio esplicite, ma si capiva benissimo cosa facevano i due amanti di turno, prima che lui “introducesse il suo membro rovente nella profonda intimità umida “ di lei e io leggevo e rileggevo quelle pagine, cercando di immaginare come potesse essere dal vero, se Elisa lo avesse mai provato, cercando di dare un volto a quel “lui” che si chinava fremente a baciare le labbra dischiuse di “lei”, cioè ovviamente io. Ora avevo un modo in più per sognare, ora potevo mettere il volto di Daniele a tutti i miei lui e la cosa mi intrigava parecchio, perché mi faceva diventare rossa ogni volta che lui mi rivolgeva la parola, rendendomi ridicola ai suoi occhi.
L’estate si trascinava, Elisa prese le ferie e se ne andò con le sue amiche a fare un giro in Grecia e anche mamma e zia Margherita andavano spesso in giro a trovare parenti e così io me ne restavo a casa, da sola, a leggere. Daniele andava e veniva, lo vedevamo a pranzo e cena, era già abbronzato come un beduino e pieno di amici e amiche che lo venivano a cercare ad ogni ora e forse non sarebbe successo nulla se non ci fosse stato il temporale.
Mamma e zia Margherita erano andate a trovare la nonna che abitava in un altro paese e verso le sette di sera mi telefonarono.
- Rita, ti dispiace se ci fermiamo qui a dormire? La nonna non sta molto bene e poi è da tanto che non vedeva zia Margherita. In frigo c’è di tutto da mangiare, Daniele non dovrebbe tornare fino a tardi e tu… Non hai paura a stare sola, vero?
No, non avevo paura a stare sola, la tranquillizzai e lei fece un sospiro.
- Peccato che non hai qualche amica da invitare a passare la notte con te.
Sapevo bene che lei avrebbe voluto che io avessi decine di amiche, come era sempre stato con Elisa, ma non voleva capire che eravamo diverse, anche se eravamo sorelle. Dissi, tranquilla.
- Non ti preoccupare, mamma, starò benissimo.
- Guarda che qui sta per venire temporale, se arriva anche lì chiudi bene tutte le imposte e specialmente la vetrata della veranda o col vento si romperà.
- Va bene, vado subito a chiudere.
La salutai, girai per la casa chiudendo imposte e vetri e poi me ne andai in camera, non avevo voglia di mangiare ma solo di proseguire l’ultimo romanzo di mia sorella, ero ad un punto cruciale in cui il lui di turno stava per conquistare la lei, che lo odiava dato che aveva ucciso suo padre. Mi immersi nella lettura e non mi accorsi del temporale se non quando i primi tuoni fecero scuotere la casa. Nel giro di dieci minuti veniva giù un’acqua da diluvio e mancò la luce, così andai a prendere candele che mi portai in camera e rimasi lì, seduta sul letto, ad ascoltare i tuoni e l’acqua.
Un frenetico bussare alle imposte della cucina mi fece sobbalzare, ma andai a guardare e lì, sotto allo scroscio della pioggia, c’era Daniele. Gli aprii in fretta e lui si catapultò dentro, inzuppato come un pulcino e mi sorrise.
- Accidenti, che razza di acqua! Guarda come mi sono ridotto!
Guardai la piccola pozza che si stava formando ai suoi piedi e dissi, piuttosto seccata.
- Stai bagnando il pavimento!
Lui rise, scuotendo i capelli come un cagnolino e lanciando goccioline intorno.
- Allora fa qualcosa, portami un asciugamano!
Obbedii in fretta, non vedevo l’ora che se ne andasse in camera e mi lasciasse continuare il mio romanzo.
Gli porsi l’asciugamano e lui si tolse la maglietta inzuppata e i jeans, restando con uno slip blu, poi mi prese l’asciugamano e cominciò ad asciugarsi i capelli, parlando.
- Eravamo andati a quel bar sulla spiaggia, lo conosci? Ma c’era poco movimento stasera, così me ne sono tornato a casa e meno male, a metà spiaggia mi ha preso la pioggia. Dove sono le donne?
- Restano a dormire dalla nonna.
Lui finì di asciugarsi e mi chiese ancora.
- Che si mangia?
Alzai le spalle, non avevo intenzione di fargli da schiavetta!
- Apri il frigo e prenditi quello che vuoi!
Feci per andarmene ma lui mi fermò prendendomi per un braccio.
- Aspetta, Rita, dove scappi? Cosa devi fare di urgente?
Cercai di non guardarlo, il suo dorso nudo e abbronzato mi faceva ripensare al romanzo, alla pelle morbida del protagonista, e non volevo, non potevo! Ma abbassando gli occhi vedevo il suo basso ventre, gli slip aderenti che ora avevano un rigonfiamento sul davanti e mi sentii arrossire al pensiero di che cosa potesse essere. Daniele mi teneva stretta e ora sussurrò.
- Sai che ti sei fatta proprio una bella ragazza? Quasi più bella di Elisa.
Mi sentii sobbalzare, non poteva aver detto una cosa simile, io più bella di Elisa? Ma lui mi tirò appena verso di lui, gli occhi che mi scrutavano in viso.
- E molto, molto più sexy. Ce l’hai un ragazzo?
Non riuscii a mentire e feci di no con la testa e lui chiese ancora a bassa voce.
- Hai mai baciato un ragazzo?
Di nuovo avrei voluto mentire ma non ci riuscii e feci di no, ormai soggiogata dalla sua voce, dalla sua vicinanza; Daniele mi lasciò il braccio ma io non me ne andai, non potevo più staccarmi da lui. Lui mi passò di fianco e si incamminò verso la sua stanza e sulla porta si girò a guardarmi.
- Vieni?
Mi svegliai di colpo, che accidenti stava succedendo? Feci un passo indietro e dissi, seccata.
- Perché dovrei venire in camera tua? Va a prenderti da mangiare in cucina e poi a dormire, io me ne torno a letto a leggere!
Gli voltai le spalle e mi rinchiusi in camera, le candele facevano un alone rosato sulla parete e mi accorsi che stavo tremando. Mi buttai sul letto e ripresi il libro ma niente più era come prima; adesso continuavo a vedere il corpo di Daniele, i suoi occhi, quel rigonfiamento degli slip e ogni parola che leggevo sembrava rivolta a lui o detta da lui. Alla fine buttai il libro, ficcai la testa sotto al cuscino per non sentire i tuoni e cercai di dormire. Ma dopo un poco la voce di Daniele dietro la porta stava chiamando, soffocata.
- Rita, aprimi, voglio parlare con te.
Lo feci attendere ancora un paio di minuti, poi scesi dal letto e aprii, restando sulla soglia. Lui mi guardò, era ancora con solo gli slip addosso e i suoi occhi mi stavano percorrendo tutta come se non avessi vestiti ma mi vedesse nuda. Disse, piano.
- Con la luce delle candele alle spalle sei bellissima.
Lo lasciai entrare e lui richiuse piano, venendo a sedersi sul letto, mentre io risalivo e mi mettevo sotto al lenzuolo, spaventata dalla sua presenza, attratta dalla sua presenza. Lui mi guardava e io aspettavo le sue mosse, in tensione. Daniele si chinò appena verso di me, gli occhi nei miei.
- Vuoi provare a baciarmi? Così dopo saprai come fare?
Oh, baciare le sue labbra! Sentire la sua lingua contro la mia, vagare nella mia bocca… Feci di sì con la testa, non osavo muovermi e lui si avvicinò, mi prese per le spalle e posò le sue labbra sulle mie, premendo appena. Chiusi gli occhi, assaporando le sensazioni che stavo provando, tutte bellissime. Le sue labbra erano morbide, un po’ salate e quando la sua lingua spinse sulle mie, le aprii appena, lasciando che entrasse nella mia bocca. Ripensavo alle parole dei romanzi, alle emozioni che un bacio provocava e mi dicevo che erano molto, molto più intense, molto più profonde. Daniele mi teneva vicina e mi scavava in bocca con la sua lingua, si capiva che aveva pratica e io mi adeguai, provando anch’io timidamente a muovere la mia lingua fino ad incontrarmi con la sua e lui mi strinse di più come a farmi capire che gli piaceva. Ci baciammo fino a che tenne il respiro, poi dovemmo dividerci, ansanti e lui fece un piccolo sorriso.
- Lo sapevo che eri così! Fai perdere la testa ad un uomo solo con un bacio!
Mi sentivo bene, potente, donna e gli sorrisi soddisfatta. Lui disse.
- Riproviamo?
Era completamente d’accordo e questa volta mi abbandonai su di lui, lasciando che le sue mani mi stringessero a sé e abbracciandolo a mia volta, la sua pelle era calda, liscia e mi dava dei brividi che mi passavano attraverso tutto il corpo. Il secondo bacio fu migliore del primo, ormai le nostre lingue erano in sintonia e le nostre bocche si aspiravano all’unisono, dandoci reciproco piacere. Quando ci staccammo di nuovo lui fece un sospiro soddisfatto.
- Mi piace, Rita, mi piace molto!
Anche a me piaceva molto, molto di più che leggerlo! Daniele mi era talmente vicino che potevo vedere il respiro che gli alzava il petto abbronzato.
- Mi piacerebbe accarezzarti, Rita.
Mi sentii arrossire, avevo capito benissimo dove voleva accarezzarmi e mi sentivo ondate di calore e di freddo invadermi dappertutto: non riuscivo a parlare e feci solo cenno di sì, lasciando che fosse lui a dirigere il gioco. Daniele mi sbottonò la giacca del pigiama e me la tolse, lasciandomi in canottiera, poi, visto che io non reagivo, mi sfilò anche la canottiera e rimasi con i seni scoperti, offetti al suo sguardo. Daniele sembrava trattenere il respiro, gli occhi su di me, le mani che lente mi sfioravano e io feci una specie di singhiozzo, stavo per svenire, lo sapevo! Le sue dita toccavano piano i miei seni, i capezzoli e li sentii davvero indurirsi, proprio come era scritto nei romanzi! Avevo le labbra secche e Daniele continuava a toccarmi, ad accarezzarmi, il viso chinato, i capelli che gli scendevano sugli occhi e io avrei voluto toccarlo a mia volta ma non ne trovavo il coraggio. Poi lui si chinò ancora di più in avanti e mi succhiò un capezzolo, mentre mi premeva l’altro con le dita, girandolo e tirandolo fino a farmi quasi male. Sentii la mia voce che gemeva, il mio corpo che tremava e mi buttai indietro, lasciandogli spazio per continuare a baciarmi, a passarmi la lingua, a stringermi. Daniele sembrava perso nei miei seni e io sognavo le parole dei romanzi, rivivevo le scene più appassionate, sentivo finalmente sulla mia pelle le sensazioni che fino a quel momento avevo solo immaginato.
Poi le sue mani cominciarono a scendere ed ebbi paura.
- Fermati, che fai?
Lui mi guardò, aveva gli occhi torbidi, appannati e la voce un pochino roca.
- Voglio accarezzarti tutta.
- No, non voglio!
Ma già lui mi aveva tirato giù i pantaloni del pigiama e stava passando le sue dita sulla mia pelle nuda, accarezzandomi il ventre, scendendo deciso. La mia bocca diceva no ma il corpo non reagiva, anzi, mi accorsi che lo stavo aiutando a togliermi del tutto i pantaloni, a scostare le lenzuola, per offrirmi a lui completamente nuda. Daniele fece una specie di mugolio e balzò in piedi, togliendosi gli slip e liberando un membro eretto e grosso da far paura che mi fece sobbalzare, ma già lui era di nuovo disteso su di me e mi passava le mani dolcemente, baciandomi sui seni, sul ventre, più giù…
Cominciai a sentire ondate di calore che mi salivano dal basso ventre mentre la sua mano perlustrava con calma le parti più intime di me, come nei romanzi! Sentivo le sue dita passarmi calde e roventi, giocare, titillare e cercai di resistere ma ormai ero perduta. Daniele mi allargò dolcemente ma con decisione le gambe e poi salì su di me e io gemetti, stringendolo per la vita, avvinghiandomi con le gambe, aspettando il momento in cui sarebbe penetrato in me e mi avrebbe regalato quello scoppio di emozioni che avevo letto e assaporato a lungo senza mai provare. A dire il vero non fu proprio così, anzi; Daniele spinse a fondo e mi fece male e io mi irrigidii e cercai di respingerlo, col solo risultato di avere ancora più male. Gridai e lui continuò a spingere, fino a che finalmente riuscì a penetrarmi e allora anche il dolore passò, lasciandomi tremante e incerta sul da farsi. Lo sentivo dentro di me, così grosso e duro e non riuscivo a capire se quello che provavo era piacere o disgusto. Poi Daniele mi passò le mani sui seni e cominciò a muoversi sopra di me e dimenticai il disgusto per godere solo del piacere che mi stava dando. Mi mossi con lui, lo tenni stretto a me, lasciai che mi baciasse, che mi accarezzasse, felice di essere sua, di essere finalmente donna, di conoscere le gioie del sesso, di non doverle più solo leggere… Poi all’improvviso sentii come una fitta al cuore, un lampo che mi prendeva dallo stomaco al basso ventre e mi sollevai di più per capire cosa mi stesse succedendo, mentre la vista mi si annebbiava e uno scintillio di luci e di colori mi trapassava la mente, facendomi gridare e sollevare perché Daniele entrasse di più in me, ancora di più, sempre di più… Anche lui gridò con me, attirandomi verso di sé con forti colpi e poi si lasciò andare sopra di me, il sudore che ci copriva, le fiamme delle candele che oscillavano ai nostri movimenti frenetici. Rimasi distesa sotto di lui, esausta, il respiro che usciva a sibili, il suo cuore e il mio che battevano disordinati e poi chiesi con le labbra aride.
- Cosa è stato?
Lui mugolò appena.
- Il primo orgasmo della tua vita!
Sospirai soddisfatta: erano così, allora, gli orgasmi! E pensare che non ero mai riuscita a capire in pieno cosa volessero dire, per quanto fossero ben descritti. Ma adesso lo avevo provato e in tutta sincerità dovevo dire che mi era piaciuto. Daniele rotolò al mio fianco e mi guardò, sorridendo.
- Ti è piaciuto, cuginetta?
Annuii, stiracchiandomi, non provavo alcun imbarazzo ad essere nuda davanti a lui.
- Niente male.
- Allora potremo ripetere, non credi?
Gli sorrisi a mia volta.
- Intendi fino a che resti qui?
- Certo.
- Perché no. Purchè mamma non se ne accorga.
Lui mi lanciò un bacio con le dita.
- Non se ne accorgerà!
E così fu. Né mamma né zia Margherita né tanto meno Elisa quando tornò si accorsero di nulla e io e Daniele continuammo i nostri giochi erotici per tutta l’estate, approfittando di ogni volta che eravamo soli o di notte, quando tutti dormivano. Col suo computer eravamo andati a scoprire in Internet il sesso e ci eravamo fatti una cultura sui corpi femminili e maschili e di volta in volta sperimentavamo questo o quello. Daniele era simpatico e mi piaceva molto il suo modo disinibito di usare il mio corpo e passammo un’estate favolosa. Quando ripartì, ai primi di settembre, mi baciò sulla bocca e sussurrò.
- Alla prossima estate, cuginetta!
E io lasciai che sentisse i miei capezzoli eretti posati sul suo petto e confermai.
- Alla prossima estate.
Da allora sono passate quattro estati e io e Daniele abbiamo continuato a giocare al romanzo d’amore, come abbiamo ribattezzato i nostri giochi erotici. Il fatto è che ad ogni estate ci siamo innamorati di più e adesso abbiamo deciso di mettere al corrente i nostri rispettivi parenti che abbiamo intenzione di fidanzarci e di sposarci. Sarà una dura battaglia, siamo primi cugini, ma siamo certi che riusciremo a vincere. Perché i giochi sono diventati amore e non possiamo più stare lontani l’uno dall’altra e non ci accontentiamo più di un’estate. O di un romanzo d’amore! Il prossimo vogliamo scriverlo noi due, assieme, descrivendo le emozioni dei nostri corpi allacciati, delle nostre bocche avide che si cercano, delle nostre mani che scendono in carezze ardite fino a toccare la perla della femminilità e penetrare nella più profonda intimità per raggiungere insieme un piacere inimmaginabile che fa scoppiare girandole di mille colori….
…
Ecco per tutti voi un’altra chicca… non so se finirla così o continuare. . chissà scrivetemi e vedremo