Forniscimi il tuo culo
con le tue dita, lunghe ed affusolate, con unghie perfettamente limate e lucide che entrano nelle tue carni
affinché il tuo caldo e profondo buchino dalle pieghe a raggiera mi si presenti come l’eterno oblio che adesso il tremendo correre del mio cuore incarna.
Lascia che mi avvicini che senta il tiepido odore che ne fuoriesce
con la mia voluttuosa lingua voglio assaporarne le dolci contrazioni,
lasciare strie di saliva come colonne di fuoco che dalla mia bocca incendiano il tuo desiderio.
Aaahh
Adoro i tuoi lenti ed ansimanti rantolii.
Il piacere fatto suono, scorgo quasi i pentagrammi che il tuo languore lascia disegnare nell’aria, sì certo ancora ed ancora
non temere non smetterò prima dell’alba
prima che i nostri occhi incontrino il temibile bagliore, il mondo che si sveglia, quel mondo che ora lasciamo fuori lontano dai nostri pensieri, lontano dal nostro ora estatico desiderio.
Chissà perché guardandoti così, china su questo giaciglio, l’eccitazione sale ancora inebria sconvolgendo ancora ed ancora, i miei pensieri sono così confusi quasi non riesco a proferire verbo, meglio, voglio perdermi, inoltrarmi oltre ed oltre…
Certo perdonami non mi distraggo ero solo lì che cercavo di ammirarti, bella come il sole, da qualsiasi punto io ti guardi, bella sempre, solare certamente dea..
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Eccolo che di nuovo se ne va per vie traverse, quasi lo sento, immagino le parole, anzi quasi versi che nella sua testolina vanno e vanno. Io invece ora non voglio altro che sentirlo dentro, voglio che la sua enorme cappella dipani questo orifizio voglioso e pulsante che mi ritrovo tra le natiche.
Voglio che entri prima lentamente e poi, con spasmodica ritmica, vada su e giù. Voglio sentirlo duro dentro di me, contare le vene che lo circondano.
Voglio piangere di piacere e dolore, il mio succo, il mio denso succo dell’amore lo sento scendere lungo le cosce fino a cingere i polpacci già indolenziti.
Voglio che si sbrighi perché le gambe non mi reggono più, tremano come gattini impauriti, ma mi accorgo che non è la stanchezza a debilitarmi ora, il desiderio il folle desiderio che ho del suo caotico membro mi fa tremare come fuscello, che mi fa scorrere l’emozione come turbinii di ruscelli, come venti che sospingono nuvole all’orizzonte, che io bramo in questo preciso istante ti prego non farmi attendere ancora, non resistoooo….
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Ma perché mai quando mi ergo a dio del sesso penso sempre ai popoli Read the rest of this entry »